Programma di Formazione Triennale

la creatività è una colorazione dell’intero atteggiamento verso la realtà esterna;

è la appercezione creativa, più di ogni altra cosa che fa sì che l’individuo

abbia l’impressione che la vita valga la pena di essere vissuta.

(Winnicott, 1971)

 

 

ciò che leggerete è tratto dal sito  di Art Therapy Italiana (click), introduzione al programma di formazione triennale di Arte Terapia

Programma di Formazione Triennale in arte terapia (click)

Il Programma di Formazione in Arte terapia di Art Therapy Italiana forma Arte terapeuti professionisti in accordo con quando previsto dalla legge 4/2013 e dalla Norma UNI 11592:2015 e secondo gli standard formativi di APIArT, Associazione Professionale Italiana degli Arte Terapeuti, da cui è accreditato. Ha durata triennale per complessive 1.200 ore di formazione. Al termine dei tre anni e dopo la discussione di una tesi si consegue il diploma di Arte Terapeuta.

Il modello teorico-metodologico e il modello formativo

Il cuore del percorso formativo si basa sull’esperienza del Sé creativo. La pulsione verso la conoscenza, il processo creativo e le vicende evolutive dell’individuo fondano la metodologia; dal loro dialogo scaturisce la spinta verso l’acquisizione di nuove conoscenze e di nuove competenze. L’orizzonte della relazione, il processo evolutivo, i suoi arresti e le sue deviazioni sono i nuclei intorno ai quali si articola ognuno degli anni formativi.

Il modello teorico-metodologico cui il programma si riferisce è l’arte terapia psicodinamica che nasce dal lavoro pionieristico di Margaret Namburg e, in seguito, si approfondisce e si arricchisce con nuovi sviluppi, tra cui ha particolare rilievo la prospettiva teorica di Arthur Robbins fino ai più recenti contributi di Maria Belfiore e Mimma Della Cagnoletta – tra le fondatrici di Art Therapy Italiana – e di Paola Luzzatto e ad altri. Questo modello si fonda e cresce in un fertile dialogo con gli studi dei teorici delle relazioni oggettuali e degli indipendenti britannici: da Winnicott, Milner, Little a Bion, Bollas, Ogden, per arrivare alle più recenti teorie della mente, alle neuroscienze e alla psicobiologia (Bromberg, Schore, etc.), oltre ai contributi di area junghiana sui concetti di immagine e simbolo (Jung, Hillman). Il modello formativo si basa sul concetto di apprendere dall’esperienza: ciò che direttamente viene vissuto e sperimentato dall’allievo è il fondamento di ogni sua acquisizione di conoscenze e competenze e dà forma e sostanza all’intero percorso. La pratica del tirocinio – che si attiva al più presto e va di pari passo con l’intero percorso formativo – e l’esperienza personale e diretta dell’arte terapia – che si vive nel proprio gruppo di formazione – si integrano con le riflessioni che vengono condivise con il gruppo stesso, con il confronto e l’elaborazione nella supervisione e con la continua integrazione con gli approfondimenti teorici.
Il processo creativo è inteso come base sana per la vita, un presupposto biologico ed evolutivo e si inserisce in una visione dinamica e relazionale tra noi e il mondo che ci circonda.  (Mimma Della Cagnoletta, 2010). In questo approccio la sensibilità estetica del terapeuta, l’attenzione al paziente e alla relazione intersoggettiva che si crea tra i due sono considerate gli strumenti fondamentali dell’Arte Terapia e grande parte della formazione è dedicato ad affinarli: danno vita a una danza relazionale legata all’empatia estetica quella che si crea tra paziente e terapeuta, quella che si coltiva, struttura e sostiene nella formazione.

 

 

Programma di Formazione Triennale in Danza Movimento Terapia(click)

Il modello teorico-metodologico e il modello formativo

Il cuore del percorso formativo si basa sull’esperienza del Sé creativo. La pulsione verso la conoscenza, il processo creativo e le vicende evolutive dell’individuo fondano la metodologia; dal loro dialogo scaturisce la spinta verso l’acquisizione di nuove conoscenze e di nuove competenze. L’orizzonte della relazione, il processo evolutivo, i suoi arresti e le sue deviazioni sono i nuclei intorno ai quali si articola ognuno degli anni formativi.

Il modello teorico-metodologico è quello della danza movimento terapia psicodinamica, come si è venuto sviluppando a partire dai presupposti metodologici individuati da M. Chase, M. Whitehouse e T. Schoop. Questo modello si è arricchito dei contributi di Debra McCall e Rosa Maria Govoni alle quali si deve la nascita e lo sviluppo del Dipartimento di Danza Movimento Terapia di Art Therapy Italiana. Esso utilizza i principi di analisi del movimento elaborati da Rudolf Laban ed integrati dagli studi di Irmgard Bartenieff e Peggy Hackney, dagli studi di Judith Kestenberg e collaboratori (Susan Loman). Assume a punto di riferimento Mary Whitehouse e il suo il concetto di “movimento dal profondo” che Joan Chodorow, successivamente, svilupperà all’interno del setting analitico junghiano e Janet Adler in quello del Movimento Autentico. Integra elementi della infant observation, infant research e delle neuroscienze, approfondendo la conoscenza di come il movimento e l’esperie nza incarnata sostengono sia la crescita psichica che quella neurologica. Indaga il movimento come forma di organizzazione primaria e di codificazione di esperienze psichiche nella fase preverbale dello sviluppo umano (A.N. Schore, A. Iacoboni, V. Gallese, G. Rizzolatti, D.J. Siegel, B. Beebe, F.M. Lachman, etc.). Si collega ai più recenti sviluppi delle psicoterapie espressive (A. Robbins, J. Kestenberg, J. Chodorow) trovando un fertile dialogo con gli studi dei teorici delle relazioni oggettuali e degli indipendenti britannici: da Winnicott, Milner, Little a Bion, Bollas, Ogden per arrivare alle più recenti teorie della mente, alle neuroscienze e alla psicobiologia (Bromberg, Schore, etc) oltre ai contributi di area junghiana sui concetti di immagine e simbolo (Jung, Hillman). Materia e strumenti di apprendimento del Programma di formazione saranno il movimento, la danza, l’espressione corporea insieme alle manifestazioni che accompagnano l’espressione simbolica quali il gioco, la fantasia, l’immaginazione, le origini e le funzioni dei processi creativi e dell’esperienza estetica. In relazione a ciò si farà riferimento alle teorie che studiano i processi di sviluppo dell’individuo, delle sue prime relazioni con sé e con il mondo esterno e la sua evoluzione nel corso della vita. Alle capacità creative ed estetiche, che si coltiveranno nel processo formativo dell’allievo, viene integrata la conoscenza delle strutture portanti che ne sono alla base: sia quella derivata dalla psicoanalisi – dallo studio delle fasi evolutive, dei processi mentali e delle dinamiche relazionali – sia dalla psicopatologia, sia da esperienze specifiche sul metodo di analisi del movimento e delle tecniche d’intervento della Danza movimento terapia.

L’integrazione delle varie parti procede di pari passo con un costante passaggio tra teoria e pratica che caratterizza tutto il percorso formativo; costituisce quell’ “apprendere dall’esperienza” che richiede, come requisito base, la disponibilità da parte di ciascun candidato a fare di se stesso e dei propri mezzi espressivi un valido strumento di conoscenza.